Come la mia vita è cambiata in un mese

La storia di Marcello che, dopo lunghe settimane di incertezza, conosce la sua diagnosi. La vita cambia in un soffio, ma da qui si riparte per combatte un nemico difficile, infido, crudele.

di Regina Geloso

nonno con nipote

Marcello, 68 anni, ha sempre condotto una vita come tanti: giornate fatte di lavoro in macelleria, chiacchiere con i clienti abituali, uno stretto rapporto con la propria famiglia.

Ma, poi all'improvviso qualcosa cambia.

I fastidi, poi il malessere fino allo stare male. All'inizio non si sapeva cosa avesse; da qui la spola continua tra medici, pronto soccorso, ospedali. Il disorientamento ed i tanti se e ma si intravedono chiari nel racconto emozionato (ed emozionante) che ci fa la figlia Simona, ripercorrendo questi ultimi mesi.

"Il nostro giorno zero è il 23 maggio; era una domenica mattina presto quando, insieme a mio fratello, portammo  papà al pronto soccorso del Policlinico Umberto I, dopo l'ennesimo malore. Da subito il personale si è mostrato molto attento ed ha accolto non solo mio padre, ma anche noi con grande sensibilità".

Da lì il turbinio di un mese necessario ad arrivare alla diagnosi, che si è rivelata un duro colpo: un tumore al pancreas. Da qui si è ripartiti, per combattere.

Prosegue il suo racconto Simona: "Dopo una prima permanenza al pronto soccorso, papà è stato trasferito a Medicina Clinica III ed, in seguito, in Oncologia. In tutto questo percorso ci è stato sempre spiegato con rispetto, chiarezza e tatto cosa stesse succedendo e quali i prossimi passi da fare. Mi ha molto colpita l'attenzione a curare il rapporto, non solo con il paziente, ma anche con i suoi familiari; così non ci siamo sentiti esclusi".

Certo ora il Signor Marcello, nonno di una splendida bimba di 8 anni, si troverà a dover fare i conti con la propria malattia, con il dolore proprio e quello che leggerà negli occhi dei suoi cari. Guarderà sua nipote saltellare da una parte all'altra spensierata, osserverà i suoi figli intenti in un qualsiasi gesto quotidiano e saprà che dovrà godersi a pieno ognuno di quegli attimi e continuare a lottare per la propria salute. Ma questa partita, per fortuna, non la gioca da solo: potrà contare sul supporto del personale sanitario del Policlinico Umberto I e sulla sua grande "tifoseria" di amici e parenti.

Ci scrive Marcello: "Una manifestazione di grande stima per i medici, gli infermieri e per tutto lo staff del Policlinico Umberto I di Roma. Un sentito ringraziamento per la cortesia, la professionalità e soprattutto il grande senso di umanità dedicato alla cura dei miei "problemi". Dal Pronto Soccorso (Prof. ssa Scarpellini) ad ogni reparto da me frequentato, Medicina Clinica III (prof. Muscaritoli e Dott. Petrillo in particolare), Psicologia (Prof.ssa Carta) e Oncologia (Prof. Bianco e dott.ssa Fusco) ho potuto constatare preparazione, professionalità tecnica, nonché doti di elevata sensibilità umana da parte di ogni persona incontrata.. un importante esempio di utilità sociale di una funzione, quella sanitaria, parte fondamentale di una società più giusta e moderna".

In bocca al lupo!