21 giugno 2012
Il prof. Francesco Di Sabato

Il prof. Francesco Di SabatoFoto di Roberto Petitti

Emigrare che stress!

Professor Di Sabato, molti immigrati, dopo essere arrivati nel Bel Paese, hanno cominciato a soffrire di mal di testa.

La cefalea tensiva è il tipo di cefalea più diffusa ed è una patologia dalle significative implicazioni sociali. Tra  le cause si annoverano le condizioni socio-economiche, la tipologia di lavoro e lo stile di vita dei pazienti. Alla Uos Diagnosi e Terapie delle Cefalee dell'Umberto I Policlinico di Roma dal 2006 abbiamo notato un notevole incremento di pazienti immigrati che presentavano un quadro di cefalea tensiva dopo il loro trasferimento nel nostro paese. Il fenomeno è legato al processo di “acculturazione”, il cambiamento che sperimentano gli individui di un gruppo di minoranza etnica e razziale avvicinandosi alla cultura del gruppo di maggioranza. L’ansia, la frustrazione, la tendenza a preoccuparsi per le difficoltà di adattamento a una nuova realtà sociale in un nuovo paese sembrano essere fattori scatenanti la cefalea.

Altri fattori?

Una tendenza alla nevrosi, la somatizzazione delle condizioni emotive, la prevalenza di comunicazione non verbale e la ricerca di benefici secondari.

Tutte le popolazioni mostrano le stesse difficoltà?

Gli immigrati della popolazione cinese non sviluppano nevrosi depressive, ma mostrano una grande difficoltà nei contatti con persone o organizzazioni fuori della loro comunità. Le modalità di “acculturazione”sono diverse: essi tendono a restare uniti all’interno di comunità ricreate sul territorio italiano, mantenendo uno stile di vita simile a quello del paese natìo. Lavorano insieme in imprese indipendenti o servizi commerciali etnici, evitando contatti con persone appartenenti alla cultura del paese ospitante. Questo li fa sentire al sicuro, ma nel contempo hanno difficoltà nelle relazioni interpersonali.

Da dove viene l’immigrato che soffre maggiormente di mal di testa?

Quelli provenienti dal Sud America e dall’Europa orientale mostrano una prevalenza di tratti depressivi. Hanno un lavoro di tipo subordinato presso privati o aziende appartenenti alla cultura ospite, e ciò accentua la differenza tra culture e la difficoltà di adattamento dell’immigrato. Anche pazienti dell’America latina mostrano questa paura di perdere il contatto con le proprie origini.

Che cura possiamo dare a questi immigrati?

Naturalmente la terapia tradizionale, ma quello che aiuterebbe è un approccio psico-sociale associato ad aspetti diagnostici.