18 settembre 2013
Tumore al collo dell'utero: solo sei regioni italiane, tra cui il Lazio, si sono adeguate alle indicazioni del Ministero della Salute

Cancro al collo dell’utero, la prevenzione è fondamentale

Sono solo sei le regioni italiane che hanno seguito le raccomandazioni del Ministero della Salute sulla prevenzione del tumore al collo dell’utero. I programmi di screening basati sul test Hpv sono stati adottati da Lazio insieme a Piemonte, Veneto, Toscana, Umbria e Abruzzo e l'Asl lombarda della Valcamonica.

A sottolineare la situazione italiana è stato Mario Sideri, direttore dell'Unità ginecologica preventiva dell' Istituto Europeo di Oncologia (IEO), durante il lancio di una campagna di screening per le proprie dipendenti, organizzato dall’azienda farmaceutica Roche.

“L'obiettivo dei programmi di screening – ha spiegato il prof. Sideri – è quello di individuare e trattare lesioni precancerose, prevenendo così i tumori invasivi. Una diagnosi precoce e tempestiva aumenterebbe del 90% il tasso di sopravvivenza delle donne colpite da questo tumore”.

 “Diversi studi di popolazione – ha continuato il professore hanno ormai dimostrato che il test Hpv ha una sensibilità del 30% superiore rispetto al Pap Test nel rilevare lesioni precancerose, proprio perché il tumore al collo dell'utero è causato dal virus. Quindi, l'inserimento del test accanto alla citologia tradizionale, nelle donne sopra i 35 anni rende più efficaci i programmi di screening''.

 Il test Hpv riesce anche a individuare il virus nei sottotipi 16 e 18, responsabili del 90% dei tumori.

Qualora il test dovesse risultare positivo, a seconda del sottotipo individuato, si procede con il pap test o la colposcopia. Le lesioni precancerose vengono invece asportate facilmente in anestesia locale.