23 luglio 2012
Dettaglio dell'intervento in video-laparoscopia: in evidenza la prostata appena "imbustata"

Asportazione della prostata: meno complicazioni se in laparoscopia

Operarsi per un tumore alla prostata, iniziare a muoversi già il giorno successivo all’intervento, lasciare l’ospedale pochissimi giorni dopo e riprendere, nel giro di una settimana, le principali attività quotidiane. È quanto accaduto a un paziente di 60 anni, operato di prostatectomia radicale video-laparoscopica all’Umberto I.  

La scelta di ricorrere alla laparoscopia piuttosto che all’intervento tradizionale per rimuovere i tumori urologici è oggi sempre più frequente. Il prof. Giorgio Franco ci spiega in cosa consiste la tecnica video–laparoscopica, i suoi vantaggi e le possibili controindicazioni.

Prof. Franco, come avviene questo tipo di intervento?

"Attraverso piccole incisioni, vengono inseriti dei trocar, che permettono di raggiungere l’organo interessato senza “aprire” il paziente ed eseguire così l’asportazione completa della prostata. Nel caso in esame, il paziente presentava un adeno-carcinoma prostatico, per cui è stato necessario procedere all’asportazione radicale della ghiandola tramite un approccio trans-peritoneale. Posizionando, in pratica, appositi strumenti all’interno del peritoneo, abbiamo raggiunto la prostata, l’abbiamo “scollata” dalla fascia endopelvica e dalle sue aderenze con le strutture vicine, l’abbiamo staccata dalla vescica, inserendola in un piccolissimo sacchetto di plastica, e l’abbiamo estratta dal corpo del paziente, sempre attraverso una minuscola incisione cutanea. Quindi, a differenza della tecnica tradizionale, che prevede un’incisione dall’ombelico al pube, con la laparoscopia effettuiamo  5 incisioni molto più piccole:  tre con una lunghezza pari a 1,5 cm e le altre due di appena 5 mm. La prostata verrà rimossa ampliando leggermente una di queste incisioni".

Quali sono i vantaggi della laparoscopia rispetto all’intervento open e quali gli eventuali svantaggi?

"Fra i vantaggi, dobbiamo ricordare sicuramente la mini-invasività, dato che per questo intervento non sono necessarie ampie incisioni sul corpo del paziente. Anche le perdite ematiche sono estremamente ridotte. Ulteriore vantaggio della metodica è dovuto all’ingrandimento delle ottiche, tramite cui è possibile riconoscere meglio le strutture. Questo significa che in alcuni casi è più facile lavorare vicino ai peduncoli nervosi senza toccarli, salvaguardando quindi i nervi che raggiungono il pene ed evitando le ricadute negative sull’erezione.

Un altro vantaggio è sicuramente il più rapido recupero del paziente, che già nella prima giornata post-operatoria è in grado di alzarsi dal letto.

Un possibile svantaggio rispetto alla chirurgia tradizionale, invece,  è la mancanza di un supporto tattile diretto con l’area di intervento. Tuttavia la pratica e il supporto dei nuovi monitor ad alta risoluzione e a visione tridimensionale controbilanciano egregiamente questo svantaggio".

Esistono controindicazioni per questo tipo di intervento?

"Il ricorso alla laparoscopia per tumore della prostata ha delle controindicazioni molto limitate.

Questo tipo di operazione, per esempio, non è indicata nei casi di pazienti che hanno subito numerosi interventi addominali. Essendo stato aperto più volte il peritoneo, infatti, dobbiamo aspettarci numerose aderenze fra i tessuti, che rendono molto più difficoltoso operare in laparoscopia.

Bisogna ricordare inoltre che l’aumento di pressione causato dall’infusione di anidride carbonica utilizzata nella laparoscopia, può aumentare la pressione addominale. Per questo motivo la spinta sui polmoni e sul diaframma può essere controindicata nei soggetti che hanno patologie respiratorie importanti. Ultima controindicazione potrebbe essere legata alle situazioni di trombofilia, cioè nei casi in cui c’è una facile tendenza alla formazione di trombi".